L’Hostaria Tre Ville di Parma: ode alla famiglia

    fotografo Lido Vannucchi

    Promosso da Barilla

    Via Benedetta, 99/a 43122 Parma (PR)

    Lo Chef

    Un consiglio

    Una storia italiana che spesso caratterizza la nostra ristorazione, è quella che si origina riunendo una famiglia e che si trasmette attraverso le generazioni.

    Siamo a Parma quando nel 1973 dove Nando Dall’Argine sua moglie Bianca aprono un bar tabaccheria che in poco tempo inizia a integrare anche una piccola offerta gastronomica grazie alla vicinanza del Conservatorio. L’evoluzione è veloce per i due coniugi, tanto che nel 1983 riescono a rilevare la Trattoria del Cacciatore a Frassinara, trasformandola in un pilastro della cucina parmigiana, cui si uniscono anche i figli Luca e Barbara. Una famiglia molto attaccata all propria terra, una ristorazione tradizionale, l’orto, il pollaio, la licenza per fare i salami che ancora oggi producono per i propri ristoranti da novembre a febbraio, Ristoranti, sì, perché il successo di Frassinara ha portato la famiglia Dall’Argine a espandersi ancora, e nel 1991 viene aperta l’Antica Hostaria Tre Ville, gestita dai figli, dove tradizione e innovazione convivono, mentre Nando e Bianca restano alla guida della trattoria storica, a cui nel 2000 si unisce anche l’Hotel Tre Ville, ampliando l’ospitalità della famiglia.

    Per il team di Al Bronzo Barilla i fratelli Luca e Barbara hanno pensato a un piatto che non omaggia tanto la tradizione parmigiana, che pure caratterizza il menu dell’Hostaria, quanto un ricordo più personale rivolto alla famiglia, e alla storia della Trattoria del Cacciatore in cui ancora lavora Nando coi suoi 85 anni e la stessa passione di sempre. I Fusilloni al ragù di cinghiale contengono l’essenza della cucina della trattoria, frequentata nei decenni dai cacciatori e che segna il legame forte di questa famiglia alla terra emiliana. Una carne che arriva da abbattimenti controllati e che viene cotta a lungo in pezzi interi insieme agli odori, vino rosso, marsala e funghi porcini locali, fino a sfilacciarsi e farsi ragù succulento che si rapprende volentieri alla pasta secca, in morsi di gusto pieno. Una cucina che sa attraversare le epoche, aggiornarsi su tecniche e materie prime, senza mai prescindere dalla memoria e il senso di appartenenza a un luogo e alla sua storia.

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